L'edificio

santuario

La gradinata di accesso, unica via pedonale, con l’ultima rampa introduce sotto il ventilato pronao a quattro colonne granitiche; invita a percorrere il ballatoio che prolunga il sagrato sul fianco nord-est dell’edificio, sopra la Via Crucis; suggerisce una prima valutazione globale dell’intero complesso.

Architettonicamente il Santuario è di stile barocco antico, a unica navata, di cinque campate rettangolari coperte da volte a crociera, con archi a tre centri.

Pure il presbiterio si presenta con volta a crociera a pianta quadrata; mentre l’abside è semicircolare ad arco ribassato.

In perfetto stile, sulla sinistra entrando dal fondo, c’è la cappella della confraternita, con volta a botte e arco ribassato e piccola abside a crociera. La sacrestia ha invece la volta a padiglione.

Cappellina dei morti

Si trova all’angolo sinistro del sagrato, con apertura dall’esterno.

Probabilmente vi sono sepolti i parroci, ne è conferma l’affresco, recentemente ricuperato (anni 1990) con la tecnica dello strappo, rappresentante la B .Vergine del Carmelo, che libera le anime dalle fiamme del purgatorio.

Sulla parete di fianco: un grande Crocifisso processionale seicentesco in legno dorato.

Cappella S. Francesco

E’ la prima entrando in Santuario, sulla sinistra. Ex battistero.

Il seicentesco gruppo scultoreo in legno rappresenta "L’estasi del serafico sostenuto da un angelo, mentre riceve le stimmate". Questa scultura proviene dalla chiesetta S. Francesco che esisteva in via Palazzetto (ex villa Palazzetto).

Di fronte all’effige del santo, sempre nella cappellina, infisso in un ceppo si può ammirare un bel Crocifisso processionale cinquecentesco in legno.

Cappella S. Antonio

E‘ la seconda sul lato sinistro.

Risale al primo seicento, completata nel 1697 probabilmente a ricordo di un defunto sepolto, forse un bambino, come appare dai cartigli incisi sulle due colonnine che fiancheggiano il cancelletto della balaustra: stemma patrizio con aquila ad ali spiegate, le due iniziali “G.B.” (Giacomo Brivio) e l’anno “MDCXCVII” . Sul pavimento una lapide, con iscrizione illeggibile.

Gli affreschi settecenteschi riproducono episodi della vita di Sant' Antonio: la mula del marchese che si inginocchia davanti al Santissimo, sulla parete destra; il Santo che visita i carcerati, sulla parete sinistra; la guarigione del piede, sulla lunetta destra; che soccorre i bambini, sulla lunetta sinistra; la gloria del Santo, con l’iscrizione “Si quaeris miracula, venerare Antonium” (se cerchi i miracoli, venera Antonio) sulla calotta.

La statua del Santo con il bambino, in legno d’epoca, è collocata nell’apposita nicchia della parete di fondo, tra gli ornamenti di marmo scuro. Sotto la mensola si può ammirare un antico paliotto di seta ricamata, incorniciato in noce, recentemente collocato (anni 1990).

Cappella “S. Carlo” della confraternita

E’ la terza da sMadonnainistra.

E’ un vero “Oratorio” di 7x5 metri, comunicante all’interno con il Santuario e la sacrestia, e all’esterno con il ballatoio nord-est. Una cassapanca in noce massiccio, di perfetto stile fratino, circonda tutta la parete. Nella piccola abside, su un apposito supporto, troneggia il baldacchino portatile in legno intagliato e dorato, di stile barocco, a quattro colonnine floreali, che si collegano a cupola sormontate da putti e pendagli. Munito di apposite stanghe, tale baldacchino serve per trasportare la venerata statua mariana in processione.

Sullo sfondo del baldacchino, appesa al muro della piccola abside, una tela d’epoca raffigurante San Carlo Borromeo. Una piccola lapide sul pavimento, sotto il gradini dell’abside precisa: ”Qui riposano le ceneri del parroco G. Antonio Villa".

Una lapide, di recente collocazione, riporta l’elenco dei parroci dal 1564 ad oggi.

Sulla volta della cappella un affresco raffigurante “Il sacrificio di Abramo”.

Cappella S. Bernardo

E’ l’ultima a sinistra entrando.Cappella S. bernardo

Originariamente fu dedicata alla B. Vergine del Carmelo, la cui statua rimase in questa cappella fino agli anni 1928-1930, come compatrona.

Quando l’ex chiesa parrocchiale divenne Santuario della B. Vergine del Carmelo, la suddetta effige fu collocata sopra l’altare centrale. La cappella, d’altra parte, che è la più elaborata a struttura marmorea barocca, ha sempre conservato la sua impronta “carmelitana” come attestano i due affreschi rappresentanti l’Ascensione di Elia sul carro di fuoco mentre getta il mantello a Eliseo e la Consegna dello scapolare da parte della Madonna a Simone Stock, oltre agli angeli decorativi della piccola volta.

Per conservare questa destinazione mariana della cappella, vi è stata collocata nel 1991 la statua di San Bernardo di Chiaravalle (1091- 1153), grande devoto e teologo della Madonna. Su progetto dell’architetto don Gaetano Banfi e realizzazione dello scultore Herber Moroder di Ortisei, la statua, in un unico blocco di legno, rappresenta il santo che schiaccia con i piedi la testa di satana, simbolo delle eresie e dello scisma che Bernardo combatté a Milano, in mano il bastone “pastorale”, con l’insegna mariana nel ricciolo superiore, simbolo dell’autorità di abate cistercense.

Cappella S. Giovanni

Cappella S. GiovanniE’ l’unica a destra entrando, accanto all’altare maggiore, di fronte alla cappella S. Bernardo.

Architettonicamente meno elaborata di quest’ultima, ma storicamente più importante, perché dedicata al patrono originario dell’attuale Santuario e della precedente chiesetta duecentesca: San Giovanni Battista Decollato, come attestano i due affreschi delle pareti laterali rappresentanti San Giovanni che battezza Gesù e San Giovanni che addita l’ ”Agnello di Dio” alle folle.

Ma, soprattutto, che qualifica questa cappellina è  la celebre pala del Campi, raffigurante il Martirio del Battista, il cui originale è presso il Museo Diocesano.

 

Sacrestia, coro, presbiterio

La sacrestia, nel centro della volta a padiglione, contiene un piccolo affresco raffigurante l’Agnello dell’Apocalisse e il libro dei sette sigilli. Mobili in noce e lavandino in pietra del secolo XVII.

Recenti le due vetrate artistiche a colori dell’abside, su disegno dell’architetto Banfi realizzate dalla ditta Poli di Verona (anni 1990): esse raffigurano rispettivamente la Madonna ai piedi della croce e la Madonna con gli apostoli in attesa della Pentecoste; sullo sfondo di quest’ultima sono tratteggiate le tre chiese: quella universale (Basilica di S. Pietro), quella diocesana (Duomo di Milano) e quella locale (Santuario di Montevecchia).

Il presbiterio comprende: l’altare, le balaustre e il tempietto in marmo policromo barocco; la statua della B. Vergine del Carmelo in legno dipinto e dorato; il seggio presbiterale e una cassapanca in noce; il paliotto in scagliola; l’architrave con Croce trionfale e sculture lignee (putti con in mano gli strumenti della Passione) .

La navata

Gli affreschinavata
I principali sono quattro.

I due sulla parete del presbiterio rappresentano rispettivamente la Raccolta della manna, a destra guardando e l’Ultima Cena, a sinistra.

Sulle pareti centrali della navata si trovano invece la Natività, a sinistra e la Crocifissione , a destra. Autore è Pietro Gariboldi.

Allo stesso Gariboldi pare si debbano attribuire anche gli affreschi minori di cui si è già accennato.

I Quadri
Appesa alla parete destra entrando, si può ammirare una grande tela a olio (290x190 cm) di autore anonimo del secolo XVIII, rappresentante San Speridione (pastore di greggi e poi vescovo di Cipro nel secolo IV) e San Grato (vescovo di Aosta del secolo V, protettore dei prodotti agricoli).

Sulle lesene invece, in alto, una serie di otto (tre sono state trafugate negli anni 70)  tele di 120x60 cm, con cornice  ad arco, raffiguranti la Vita di San Giovanni Battista, secolo VIII. Altre due dello stesso formato rappresentano San Luigi e l’Angelo custode firmati da Dionigi Sadis, 1774.

Sulle stesse lesene, più in basso, sono appesi i quattordici quadri della Via Crucis, di 43x56 cm, in stampe colorate del XIX secolo.

Barocchi, in legno dipinto verde chiaro e ornamenti in foglia d’oro, sono i due pulpiti laterali, uno di fronte all’altro, al centro delle pareti e, sopra il portone di ingresso, la balconata dell’organo, fregiata con vari simboli musicali. Sotto i pulpiti, due confessionali a muro, in radica di noce, del secolo XVIII. Leggio in noce del secolo XVII nella sala camino (casa incontri).

L’organo Biroldi

organo

A trasmissione meccanica, collocato sopra il portone centrale di ingresso, risale alla fine del Settecento, ad opera della bottega varesina di Eugenio Biroldi (1756-1828), costruttore di ben cinque organi solo nella città di Milano (San Celso, S. Maria Segreta, S. Lorenzo, Madonna del Carmine, S. Ambrogio).

Restaurato a fine anni 1980 dalla bottega artigianale dei Fratelli Corno di Bernate-Arcore, l’inaugurazione è avvenuta nel giugno 1990 con gli organisti G. Luca Cesana, Italo Mattavelli, il Coro parrocchiale con interventi di Padre David Maria Turoldo e dell’allora Mons. Gianfranco Ravasi.

Testi di don Luigi Casiraghi, parroco di Montevecchia dal 1965 al 2005