La Storia

Il bel Santuario mariano
che, dall’alto, veglia e orienta
Cardinale Carlo Maria Martini, 1988

IL PAESAGGIO

A una trentina di chilometri da Milano e da Como e una ventina da Lecco, il Santuario di Montevecchia si raggiunge attraverso l’unica strada panoramica che, dalla Como-Bergamo, si inerpica sino alla piazzuola “Agnesi”, davanti all’omonima villa che ospitò la famosa matematica settecentesca negli ultimi suoi anni.

Dal fianco meridionale della Villa Agnesi sale la fresca scalinata di centottanta gradini fiancheggiata da tigli e ligustro.
A circa tre quarti di altezza, la “scala santa” è intersecata da un ampio sentiero pianeggiante, che circonda tutta la cima della collina alla base del complesso architettonico, in forma di anello.
Questo sentiero è detto popolarmente “Via Crucis” perché delimitato, sul perimetro esterno, da vetusti cipressi e da sedici edicole in pietra arenaria, contenenti altrettante sculture settecentesche ad altorilievo, che riproducono le scene tradizionali della Via Crucis, realizzate a cura del parroco Giuseppe Antonio Villa.

Sul lato occidentale, tra la Via Crucis e il complesso del Santuario, è situata la “Cà del Reet”, un vecchio rustico, che fino agli anni quaranta (1940) era adibito a scuola artigianale di ricamo: “il reet e filet” appunto. Ristrutturato, attualmente offre, al piano superiore, un ridente monolocale ed al piano terra locali di servizio.

panoramaDal balcone circolare della Via Crucis e, ancor più, dalla sovrastante terrazza panoramica che si stende sull’ex casa canonica, a ponente, lo sguardo può spaziare sui degradanti pianori sottostanti, verdeggianti di filari viticoli, di rosmarino e di erba salvia; sui campanili brianzoli, e, giù giù, sulla pianura lombarda fino a Milano, al Baradello, al torrazzo di Cremona, all’orizzonte dei Colleoni; e, più a nord, ai colli prealpini di S. Genesio, di Valcava, alle manzoniane cime lecchesi…. fino all’incantevole cerchia innevata che comprende Adamello, Bernina, Rosa, Cervino e Bianco; e, là in fondo oltre l’aeroporto di Linate, contro il “bel ciel di Lombardia, così bello quando è bello”  -  secondo il notissimo elogio di Manzoni - la linea violacea degli Appennini.

LA STORIA

Montevecchia “è una collina, dalle falde alla cima, ridente di vigne a poggio e di frutteti, di campetti e panchine a scala, cinte al piede da lieti casali e dalle ubertose campagne della Brianza. Da lungi la si discerne dalle altre per una chiesuola posta sul cucuzzolo, ed ombreggiata da immensi olmi” (Cesare Cantù , Carlambrogio da Montevecchia, 1836).

panorama

Infatti, provenendo da Milano-tangenziale est, quando si arriva all’altezza di Vimercate, il primo balcone verde scuro che viene incontro da sinistra, sullo sfondo biancheggiante delle Alpi e le sagome dentate delle Prealpi, è proprio il “Colle della Vedetta” (Mons Vigiliae) da cui, a 500 metri di altezza, si affaccia l’inconfondibile “chiesuola posta sul cucuzzolo”.

Già all’inizio del secolo XIII sul colle esisteva una chiesetta dedicata a “S. Giovanni Battista in Montaegia”, come attesta Goffredo da Bussero (1222-1289?) nel Liber Santorum (G. Vigotti , La Diocesi di Milano alla fine del secolo XIII, ed. Storia e Letteratura, Roma 1974).

Questa chiesetta pare che sia stata “appoggiata” ad un’antica torre-vedetta medievale, trasformata poi nell’attuale torre campanaria, donde la probabile originale etimologia del nome Monte-vecchia, da Mons Vigiliae ovvero monte della vedetta, trasformatosi poi in Monteveglia, Montevegghia, Montevecchia.
Ma il nome potrebbe derivare anche da Montis veteris Cura cioè Parrocchia (Cura) di Montevecchia; le due parole Montis veteris possono quindi essersi trasformate in una sola.

Canonicamente la chiesetta duecentesca era una semplice cappellanìa che dipendeva dalla parrocchia e pieve di Missaglia. Infatti nell’archivio parrocchiale si legge che nel 1490 fu compilato un inventario dei beni da parte del “presbitero Giacomino de Regibus de Ello, rettore della Chiesa di S. Giovanni Decollato”: segno evidente che il presbitero Giacomino non era parroco, ma solo rector-rettore – cioè cappellano.

mappaNel 1564 (un anno prima dell’ingresso di S. Carlo come arcivescovo di Milano) la chiesetta sul colle fu riconosciuta parrocchia. Primo parroco fu Giovanni Antonio Ponzone e la prima registrazione di archivio è quella del matrimonio fra “Pietro, figliuolo De Ambrogio Schachabarozzo in Lomaniga, et Angiola, figliola de Pietro da Canzirago in Montauecchia … adì 15 8bre 1564.
Dal 1564 al 2012 i parroci sono stati diciannove.

Tra il XVI e XVII secolo fu costruito, forse sulle rovine della precedente chiesetta danneggiata da un incendio, l’attuale tempio, sempre come chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Decollato; compatrona la Beata Vergine del Monte Carmelo.

Campanile, chiesa e casa canonica adiacente  furono realizzati in tempi diversi.
Infatti la pala "Decollazione di San Giovanni Battista" di Bernardino Campi è del 1554: il che fa supporre che era già funzionante l’attuale chiesa, oppure che già la chiesetta precedente aveva un Santuario: si può ancora leggere distintamente la data 1636. Come si  può leggere sull’architrave di ingresso all’attuale Casa Incontri, ex casa canonica, l’anno 1717.
Sembra certo comunque che l’attuale torre campanaria debba aver preceduto tutto il presente complesso, come appare dalle finestrelle che si aprivano su tutti i lati.

Le campane attuali risalgono a date diverse: in ordine di grandezza, dalla più grossa alla più piccola, la prima e la seconda sono del 1795, la terza è del 1946, la quarta del 1933 e la quinta del 1962.

Sicura è pure la notizia che la primitiva casa parrocchiale era situata in basso, probabilmente ai piedi della gradinata. Accertata anche l’esistenza del Cimitero attorno alla chiesa, sul lato nord-ovest: ne è conferma, sull’ultimo pianerottolo dell’attuale gradinata, una pietra sepolcrale dalla scritta:”(16)63 – 8 marzo – giace”; nonché una nota di archivio risalente al 1620, che parla di “muro che circonda il cimitero della chiesa, sopra il Ronco, detto Ricetto.

Nel 1854 la parrocchia di Montevecchia fu staccata dalla pieve di Missaglia e annessa al nuovo vicariato di Merate.

Da non dimenticare che l’attuale Santuario fu chiesa parrocchiale fino agli anni 1928-1930, cioè fino all’inaugurazione della nuova chiesa parrocchiale, voluta dal Beato Card. Andrea Ferrari e costruita più sotto.
Consacrata dal Card. Alfredo Ildefonso Schuster nel 1933, la nuova chiesa assunse il titolo di S. Giovanni Battista Decollato, che era stato il titolo della primitiva cappellanìa duecentesca e della chiesa cinquecentesca sul colle.Madonna del carmine
Quest’ultima incominciò a essere considerata e frequentata come Santuario mariano in onore della Madonna del Monte Carmelo, che fu, fin dagli inizi, compatrona parrocchiale, accanto al patrono san Giovanni.

Il compianto Card. Schuster, nel 1945, ratificò ufficialmente il passaggio del titolo, consacrando l’altare maggiore con l’iscrizione, che si può leggere sul bordo della mensa: “Templum et altare princeps Deo et in hon. B.V. Carmeli  A. H. Card. Schuster consecravit die VII Nov. MCMXLV”.

Nel luglio 1951, in occasione del XXV di parrocchia di don Lorenzo Colombo, si organizzò la solenne incoronazione della statua della Beata Vergine del Carmelo, con un programma di celebrazioni che si concluse lunedì 16 alle ore 20.30 con la processione della statua dalla chiesa parrocchiale al Santuario, dove fu collocata nel tempietto sull’altare maggiore, ampliato per la circostanza. Sino allora la statua della compatrona era collocata nella nicchia dell’apposita cappellina che si trova accanto all’altare maggiore, sulla sinistra entrando (ora cappella S. Bernardo ).

Testi di don Luigi Casiraghi, parroco di Montevecchia dal 1965 al 2005